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La tregua

Szerző
Torino
Kiadó: Giulio Einaudi editore s. p. a.
Kiadás helye: Torino
Kiadás éve:
Kötés típusa: Vászon
Oldalszám: 255 oldal
Sorozatcím:
Kötetszám:
Nyelv: Olasz  
Méret: 20 cm x 13 cm
ISBN:
Megjegyzés: Fekete-fehér kihajtható térképmellékletekkel.
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La tregua, libro del ritorno, odissea del-I'Europa tra guerra e pace, e il seguito di Se questo é un uomo, it libro ebe resta fra i piú belli della letteratura europea nata dai campi di sterminio (considerato ormai un piccolo classico, e come tale tradotto in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Olanda e anche in Germania, in un'edizione a larga tira-tura ).
Se quel primo libro di Trimo Levi (che continua a considerar si « scrittore d'occasione » ed esercita la professione di chimico a Torino, dove é nato nel 19 jp) era stato scrit-to súbito dopo il ritorno, quasi a scopo di liberazione interiore, come necessaria testi-monianza, per essere egli stato uno dei po-chi ebrei sopravvissuti al Lager, e in obbe-dienza al bisogno urgente ed immediato « di raccontare agli altri, di jare gli altri parte-cipi», questo secondo libro invece é stato scritto a distanza dagli avvenimenti, in un clima pii! pacato e disteso. E come il... Tovább

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I. . i ! I :
La tregua, libro del ritorno, odissea del-I'Europa tra guerra e pace, e il seguito di Se questo é un uomo, it libro ebe resta fra i piú belli della letteratura europea nata dai campi di sterminio (considerato ormai un piccolo classico, e come tale tradotto in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Olanda e anche in Germania, in un'edizione a larga tira-tura ).
Se quel primo libro di Trimo Levi (che continua a considerar si « scrittore d'occasione » ed esercita la professione di chimico a Torino, dove é nato nel 19 jp) era stato scrit-to súbito dopo il ritorno, quasi a scopo di liberazione interiore, come necessaria testi-monianza, per essere egli stato uno dei po-chi ebrei sopravvissuti al Lager, e in obbe-dienza al bisogno urgente ed immediato « di raccontare agli altri, di jare gli altri parte-cipi», questo secondo libro invece é stato scritto a distanza dagli avvenimenti, in un clima pii! pacato e disteso. E come il mira-colo di Se questo é un uomo era una classi-ca equanimita di fronte alia materia atroce del racconto, qui, nella Tregua, in questa storia movimentata e variopinta d'una non piú sperata primavera di liberta, la nota piú struggente é quella d'una stretta d'ango-scia, d'una non piú medicabile tristezza. Seguiamo, ne La tregua, come l'avventura medio-europea di Levi non si conchiuse con la liberazione di Auschwitz per mano rus-sa. Per ragioni mai chiarite appieno, o forse in virtú di pura negligenza o disordtne burocrático, il rimpatrio di Levi, e di molti altri italiani con lui, ebbe luogo molto tardi, alia fine del 194^, dopo un viaggio tortuoso
e assurdo attraverso la Polonia, la Russia Bianca, l'Ucraina, la Romania e l'Ungherta. Questo volume e il diario del viaggio, che ha inizio dalle nehhie di Auschwitz, appena liberata e ancor piena di morte, e si dipana attraverso scenari inediti dell'Europa in tregua, uscita dall'incubo della guerra e del-Voccupazione nazista, non ancora paralizza-ta dalle nuove angosce della guerra fredda: i mercati clandestini di Cracovia e di Katowice; gli acquartieramenti e le tradotte hi-hliche e zingaresche dell'Armata Rossa in smobilitazione; la terra russa sterminata, pervasa di gloria, di miseria, di oblio e di vigore vitale; paludi e foreste intatíe; le baldorie corali dei russi ubriachi di vitto-ria; le camerate piene di sogni degli italiani sulla incerta via del ritorno. Ritroviamo in queste pagine il gusto di Primo Levi per il ritratto conciso, sápido, alia maniera dei moralisti: il Greco, ligio al suo straordinario códice anarchico e mercantile; Cesare, « figlio del sole, amico di tutto il mondo », che persegue con grande senso pratico i suoi propositi folli; il Moro di Verona, il gran vecchio blasfemo che sembra uscito dalla Apocalisse; Hurbinek, il bimbo nato ad Auschwitz, « che non aveva mai visto un albero ». Sotto questi due segni si svolge l'intero arco del libro: il perdurare, sotto cento aspetti palesi o segreti, della « pestilenza che aveva pros trat o V Europa »; e la scoperta di una nuova Russia, vista di prima mano e dal di dentro, volta a volta ri-dente o tragica, picaresca o épica o oblomo-viana, lontana da ogni schematismo ideolo-gico, assai piú vicina alie rappresentazioni famose di Puskin, di Gogol e di Tolstoj.
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